“L’arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo”, è una frase di Filippo Tommaso Marinetti che trovo si addica perfettamente al lavoro artistico di Enzo Carnebianca. Un maestro che ci dà opere di graffiante intensità. Opere indagatrici ma anche intrise di sottili veleni interiori. Piene di ira drammatica e patita. Spesso crudeli ma mai decorativamente esauste. Frutto di immagini istintuali che straripano di conoscenza della vita ma anche di tutto ciò che vi è attorno che può accadere in ogni momento. E dove più si evidenzia la denuncia sociale del Carnebianca, tenacemente plasmata alla ricerca espressiva, è proprio nelle sue figure in bronzo, sinuose ma allo stesso tempo scarne, vessilli forse di come superare il reale, di come vincere la morte.
Un maestro insomma dell’ideale-reale, proseguimento delle vene dell’artista, ma anche delle vene dei fruitore dell’opera d’arte.
Un pittore-scultore che con le sue creazioni arriva infatti ad esternare ciò che molti di noi vorrebbero tirar fuori.
E questo è sicuramente tra le maggiori aspirazioni della vera arte.
Ma ora dopo tale doverosa premessa, vorrei addentrarmi nel doppio artista o meglio in un settore della produzione di Enzo Carnebianca: i gioielli. Un settore che a prima vista potrebbe risultare marginale, ma cosi non è.
Il doppio ha affascinato e intrigato, fin dai primordi, l’artista. Dai poeti ai pittori, dai musicisti ai danzatori, dai romanzieri ai registi, tutti, almeno una volta, sono stati tentati dal doppio.
Ebbene che uno scultore-pittore come Enzo Carnebianca, carnale ma anche assai celebrale, abbia indagato in questo topos artistico non meraviglia affatto, casomai intriga. E intriga soprattutto di come se ne è occupato.
Se relazioni strette occorrono trovare tra immagine e gioiello, in Enzo Carnebianca, queste attingono a certe folgorazioni formali.
I sui gioielli vengono da lontano e vanno lontano. Hanno infatti un piede nell’antico Egitto e un altro nello scenario di un futuro possibile.
I preziosi di tale artista, che vive e assorbe tutti gli umori di questo millennio che fugge, non sono semplici oggetti da indossare, sono autentiche mini-sculture.
Con i gioielli dove, come ho già detto, il doppio la fa da padrone, l’artista Carnebianca ci offre frammenti di soluzione agli interrogativi fondamentali dell’arte: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. E scusate se è poco!
Nei gioielli disegnati e realizzati da Enzo Carnebianca si assiste insomma allo schiudersi del pensiero che questo artista ha del suo operare.
Sculture d’oro e di pietre dure, d’argento e pietre preziose che liberano l’anima del mondo in una sinfonia poetica di volumi e colori. E indossare dunque un gioiello di Enzo Carnebianca può spanentare un’azione sfrontata, un rito sacrale, una iniziativa artistica.

Noa Bonetti