Scrive Cesare Vivaldi: “Nella scultura di Carnebianca il soggetto certamente conta, e molto, ma è subordinato interamente alla forma che lo controlla e domina”.
Mentre Elio Mercuri assume che “il corpo trova la sua posizione finale nella dimensione del cosmo”.
Ebbene, tutt’e due gli asserti ci sembrano veri, autentici.
Carnebianca è un trasgressivo. Sebbene i suoi stilemi, le sue connotazioni partano di molto lontano (Surrealismo o Realtà magica) egli è pur sempre un trasgressore. Nel senso che immagina l’uomo (nel senso biblico) quel che potrà essere alle soglie del XXI secolo. Ch’è per cominciare.
Come segno di riferimento la donna. Con la sua angoscia, le sue privazioni e le mille maniere inferte al suo corpo. Cioè al sesso. Una sorta di visione antica, ancestrale, alle origini.
La collocazione fetale, ma mai nell’intendimento volgare, è quella che lo scultore predilige. E qui è la magia.
A prima vista può benissimo apparire che nell’Artista vi sia una sorta di conflittualità. Ma è tutta, e soltanto, apparenza.
Carnebianca è coerente. Ideologicamente e strutturalmente coerente. Il suo è tutto un mondo remoto in cui si muove con grande destrezza e con grande agilità.
L’invisibile spanenta visibile anche quando notiamo le difformità. Quei corpi allungati a dismisura che fanno pensare a certe immagini del migliore Modigliani ma dove il ventre funziona da orologio o da clessidra quasi a scandire i tempi di una surreale e possibile deificazione di là da venire e sempre sollecitata dall’Artista.
Molti valori si sono sovvertiti e tanti altri frantumati contro gli scogli di una crisi che non è più latente ma ha diggià pietrificato tutti.
Carnebianca crede ancora nei sogni, anche se la sua scultura non è onirica.
Crede ancora nell’Arte pur quando essa non si lascerà travolgere da quest’ondata di sovversioni e di brutalità.
L’Artista è fin troppo consapevole dei mutamenti ai quali siamo soggetti e li ripropone con una costanza e una caparbietà che ce lo rendono sempre più accettabile e contemporaneo. Qualcuno ha parlato di Surrealismo sempre che si voglia tener conto ch’esso è piuttosto anomalo.
Perché noi riteniamo Carnebianca un romantico, a tutti gli effetti.
Tanto più concreti sono i suoi soggetti tanto più perfette le forme che lo scultore adopera lontano da ogni vacuità.
I suoi personaggi non hanno come fine la contemplazione della spaninità anzi essi aspirano a ritrovare la percezione dell’assoluto come simbolo per ricondurre il parziale al totale.
Carnebianca lavora sul materiale classico trasformandolo via via in sussulti e impulsi moderni.

Maggio, 1994
Michele Calabrese