I confini fra reale, surreale, simbolismo, apparenza e sostanzialità sono assai spesso indefinibili in alcuni casi più significativi ed emergenti dell’area contemporanea, ma anche del passato classico, non meno che delle espressioni delle grandi civiltà asiatiche, africane, centro-sud americane. Di tale indefinibilità di limiti ne sono conferma e testimonianza, su altro piano, alcune correnti della filosofia, delle scienze psicoanalitiche e delle teorie estetiche, della stessa psicologia del segno, della forma e del colore. Di questo andar oltre l’immediatezza della percezione visiva si dipana l’interpretazione scultorea e immaginifica di Enzo Carnebianca nella sua ricerca espressiva tra realtà, mito, identità freudiana, visione dell’essere e delle cose attraverso il “terzo occhio” secondo la concezione lamaista.
Le sue opere rivelano, infatti, sempre una interpretazione personale e universale introittiva, una visione dell’essere che dalla interiorità si fa esteriorizzazione dell’io; espressione estetico-artistica di grande fascino che coinvolge chi si pone di fronte a tali opere e si sente in qualche modo identificato nel suo intimo.
Carnebianca va oltre la realtà apparente per scandagliare il segreto dell’inspanidualità nei suoi caratteri di universalità dell’essere umano in ciò che supera la materialità e la temporalità, in ciò che offre le chiavi rivelatrici delle potenzialità più profonde, delle tensioni più alte.
Il risultato visivo, pur nella emblematicità tematica delle figure, tradotte in immagini plastiche e fissate sul piano grafico e pittorico, assume un valore simbolico di rara efficacia e raffinatezza. Costante nel suo discrettivismo è la caratterizzazione delle volute, delle linee morbide e rotondeggianti, delle spirali, degli stessi materiali e colori sempre stilisticamente tonali e aurei e con intensi effetti di luminosità solare, regale, soprannaturale.
Quello che a primo acchito può apparire un surrealismo formale si rivela, a ben osservare, come la porta che apre la visuale sulla essenza che sta entro l’apparenza.
Talvolta – ma anche qui è la prima impressione – c’è la sensazione di echi di un neoclassicismo e di mitologismi reinterpretati in chiave di modernissima essenzialità lineare e volumetrica, di forme sintetiche nel loro linguaggio espressivo. Il vero valore è la fusione di tali apparenze con la concettualità del pensiero interpretativo e creativo che è proprio di questo Artista al di là del simbolismo e surrealismo nell’essere piuttosto introspettivismo dell’essenza.
La visione delle opere di Enzo Carnebianca spaniene così, oltre che un piacere estetico, una scoperta dell’invisibile fatto percepibile con gli occhi della mente. Anche questa è una pagina della storia dell’Arte contemporanea.

Roma, maggio 2002
Prof. Carlo Savini