Se non ci fosse la curiosità nell’uomo, il fuoco non avrebbe scaldato il cuore e il corpo della gente e il cibo sarebbe rimasto qualcosa di freddo da mandar giù per non morire. Se un uomo non avesse “osato andar oltre”, “il nuovo mondo” non sarebbe invecchiato insieme alle speranze degli ultimi pionieri navigatori…
Se un artista non reinventa la realtà non può capirla né sentirla, al più si può illudere, copiandola più o meno decentemente, di lasciare una traccia nel proprio passaggio.
Enzo Carnebianca, nonostante l’idea surrealista espressa nelle sue opere, con tratti e forme relativamente semplici, riesce a raccontare la sua curiosità di uomo, quasi ingenua, quasi infantile, comunque fresca e trasparente, sintomatica di un “grounding” caratteriale notevole per un artista figurativo, pur mostrando la continua “ricerca dei cielo” con l’immagine della testa stereotipata e idealizzata per un verso e peraltro in trasformazione permanente.
La poetica dominante di questa realtà può forse configurarsi come una “ricerca del centro” che si evidenzia ancora di più quando l’artista si esprime non solo come pittore ma anche come scultore e “gioiellatore” sottintendendo una dialettica degli opposti eraclitea che si struttura talvolta scomponendo e talvolta duplicando o moltiplicando l’immagine del corpo. Questa dialettica, che secondo me deve essere affrontata prima o poi da ogni artista, segue la logica polidimensionale del contenuto e del contenitore, della prossimità e della distanza, della staticità e del movimento, del suono e del silenzio, della nascita e della morte, del senso e del controsenso, del sogno e della realtà, della prigione e della libertà, dello spazio e del tempo…
Tante volte tutto il corpo, più spesso la testa sono i protagonisti nelle opere di Carnebianca. Talvolta queste figure vanno verso la terra cercando la matrice della realtà, altre volte verso il cielo a mo’ di esoterica piramide o come estremo desiderio (sembrerebbe addirittura un bisogno). Succede anche che queste immagini vadano verso altre cercando uno scontro/incontro per esorcizzare la propria solitudine e/o comunque per comunicarla insieme alla propria storia. Talvolta entrano in contatto con oggetti cercando una possibile fusionalità, o cercano di smascherarsi, di togliersi la corazza senza accorgersi che sono spanentati armature permanenti, cercano persino di autodistruggersi, forse consapevoli del deserto, del proprio Karma.
La sensazione più immediata comunque l’ho scritta di getto, dopo aver visto le opere di Carnebianca:
… presenza in attesa / danza e medita / nel vortice replicante / del tempo / implosione di spazio / nel corpo della testa / incognita libertà / fluisce mutando / la barriera dei cielo / testimone / riflessa / cosciente di terra…
L’opera dell’artista è come se chiedesse continuamente testimoni come spettatori/attori dell’esistenza, ma anche, come se, in qualche modo, fosse essa stessa creata come testimone quasi da congelare… in attesa del tempo!

Antonio Lo Iacono

(Docente di Psicologia Clinica S.M.O.R.R.L. Presidente Associazione Italiana Psicologia Applicata)