In una maturità, raggiunta in un percorso travagliato e di sofferenza, Enzo Carnebianca dona per il nuovo anno, di questo millennio agli inizi, il segno della speranza. Incarna nelle sue sculture la “mitologia intima”, gli esseri che popolano il profondo, antropo-serpenti, spirali, terzo occhio, le sue immagini, figure dell’anima al di là delle presenze della cronaca, in quelle contrapposizioni cromatiche del turchese e dell’ocra, che evocano i tempi del primordio, della nascita.
È immagine di nascita, con una sua interna tragedia; l’ossessione di un rischio, di una minaccia, dove l’origine non ha più destinazione e la stessa vita dell’uomo è senza futuro, segno di una sua, forse “estinzione”, ma anche fiducia nell’arte che sola può affrontare la sfida, con l’orrore e l’errore e può attraversare i tempi nella dimensione dell’assoluto; e, viverli come bellezza. È un Bosch immerso nell’origine, senza l’impalcatura delle costruzioni teologiche e filosofiche, fuori del ricatto dell’ideologia, a confronto con tutto ciò che è al di là della linea d’ombra.
La mandorla che introduce l’assoluto della spaninità si trasforma in fiamma, figura di corpo astrale, fuoco che genera, nascita.
La nascita ininterrotta nel mondo universo della nascita dell’uomo. Dove il fuoco dei Dialoghi di Bruno, dell’uno e infinito rinvia alla sublime bellezza del “Convito” di Platone: dove la verità di Diotima, indica il “parto”, del corpo, mortale, ma al di là, oltre la generazione dell’anima, che è generazione di vita immortale.
È a questa nascita che guarda Carnebianca per ritrovare la dimensione della bellezza, anche nelle forme dell’errore e dell’orrore, della pena che sempre segna il ricongiungimento, nel sacro, tra noi, il spanino che ci alita e Dio.
Può così sostenere l’urto del male, del dolore dello smarrimento e nel percorso, “sentiero interrotto” dell’esistenza rivelare l’Essere, nell’esserci; così come siamo in questa riduzione estrema che restituisce al corpo la forma della nascita e alla materia, l’imponderabile energia del fuoco.
L’immagine che con gesto augurale ci affida è figura dell’anima, e in questa sua originale presenza, oltre ogni sua inspaniduazione terrena e di storia, icona della nascita eterna, simbolo e segno di incorrotta e incorruttibile creazione di cui l’arte è umanissima e invalicabile realtà.

Dicembre 2002
Elio Mercuri