Lo yogi, un sottile Buddha memore dei suoi sincretistici trascorsi apollinei derivati dagli influssi che la civiltà ellenistica riversò sui territori dell’India, sta da tempo immemore seduto nella posizione del fiore di loto (padmasana), che nella cultura yoga rinvia all’idea della creazione. Immobile e immerso nella meditazione, ma non assente, si è trasformato nel rappresentante di un’umanità futuribile, una sorta di androide che è il punto in cui passato e futuro si incrociano, senza collocarsi per questo nel presente. Difatti sulla vasta fronte si dilata un terzo occhio a forma di quadrante di orologio ma privo di lancette, al cui interno il tempo, o meglio la “percezione del tempo” va a morire senza essere neppure mai nata. La locuzione che può fungere da sinonimo dell’opera non è dunque “PER SEMPRE”, né “DA SEMPRE”, ma “NON ANCORA”: e si tratta di un “non ancora” che potrebbe diventare un “MAI”. La dimensione è infatti quella dell’assenza inserita nel vettore del tempo: ne scaturisce l’attesa, appunto, che Carnebianca rimodella nei termini di una brama di illuminazione, traducendola, nella sua immediatezza, nelle forme scarnificate di un asceta orientale che col suo corpo, rinviando a un’ancestrale simbologia geometrica, compone un perfetto triangolo isoscele. Questa dilatazione dell’esistenza nel tempo, secondo una modalità infinita del futuro, in cui l’animo si protende in un’attesa senza risoluzione, inevitabilmente finisce per rinviare all’abolizione della concezione cronometrica del tempo e alla conseguente esperienza “cairologica” della temporalità di cui Heidegger, sulla scia di Aristotele, parla dapprima ne Il concetto di tempo e poi in Essere e tempo. Il rapporto tra essere e tempo si rivela costitutivo: nella temporalità (dunque non nel tempo puntuale, bensì nell’irrisolta continuità del fluire temporale) risiede la nostra più profonda motivazione ontologica: siamo letteralmente “fatti” di tempo, costituiti dal tempo che scorre, nell’attesa di cogliere il momento più opportuno (kairòs) per l’azione. Momento che, come suggerisce Carnebianca, sarà contrassegnato dall’illuminazione.

Marco Gallo